Portfolio ECM

Il ruolo dell'Educatore nei servizi per le Persone con disabilità
01/04/2016

La fase di Progettazione richiede la partecipazione di educatori che dispongano di competenze specifiche inerenti alle scienze dell’educazione o con comprovata esperienza, al fine di realizzare Progetti Educativi secondo le regole scientifiche. La presenza di educatori qualificati infatti ha lo scopo di perseguire gli obiettivi dei Progetti attraverso attività mirate sulla base di un atteggiamento di supporto e collaborazione rispetto alle nuove esperienze che ogni persona sperimenta. E’ opportuno che la progettazione, le modalità di lavoro, la verifica e la valutazione adottate dagli educatori siano analizzate, discusse, e concordate, per avere anche altri "punti di vista" che mirino all’evoluzione dell’attività educativa. L'educatore, mentre svolge il suo lavoro, deve avere sempre chiaro il suo ruolo che non è personale, di accompagnatore o di semplice assistenza, ma di "agente educativo", agente di cambiamenti. L’intervento educativo ha come obiettivo, quindi, quello di favorire l’evoluzione verso il benessere generale della persona inserita in un ambiente; la persona trova nell'educatore un professionista in grado di rispondere alle sue esigenze. Contemporaneamente l’educatore svolge un lavoro di sensibilizzazione e modifica culturale all’interno della comunità (vicinato, servizi pubblici e privati, negozianti, etc.) affinché la persona con disabilità sia accolta e si senta parte della comunità dove vive. L'educatore professionale è chiamato ad utilizzare metodologie centrate sul rapporto interpersonale, a svolgere interventi mirati rivolti ai singoli, alle famiglie (ove possibile), ai gruppi ed al contesto ambientale territoriale, nell'ambito delle istituzioni e dei servizi sociali, sanitari ed educativi. Gli strumenti di cui si avvale sono relativi a metodologie di operatività psicologica, pedagogico-educativa e di riabilitazione psico-sociale. Conduce inoltre attività di studio, ricerca, documentazione e attività formativo didattica e di supervisione indirizzate alla globalità dei diversi contesti ed interventi educativi.

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Il Piano Assistenziale Individualizzato: come tradurlo e applicarlo nella pratica?
18/03/2016

I Piani Assistenziali e Riabilitativi Individuali fanno ormai parte delle prassi organizzative e documentali delle organizzazioni che erogano servizi alla Persona. Il “PAI” è entrato nel gergo comune degli addetti ai lavori e ha sicuramente favorito una maggiore attenzione ai bisogni del singolo ed un approccio multidimensionale. Tuttavia, il Piano assistenziale e riabilitativo individualizzato non è solo un documento, in cui vengono riportate le decisioni e le attività che si dovrebbero svolgere con la persona; deve costituire il punto di riferimento quotidiano per tutte le figure professionali per ritrovare gli interventi da svolgere sulla Persona, che devono quindi essere concretamente attuati. Eppure, in molti casi, i Piani Individualizzati restano un riferimento “di massima”, magari letti da ogni operatore al momento della stesura ma difficilmente applicati in maniera sistematica ed aggiornati effettivamente al variare dei bisogni della persona. Come fare allora a tradurre realmente in pratica i Piani Individualizzati? Come renderli veri strumenti di lavoro? Occorre, prima di tutto, utilizzare strumenti per la valutazione globale degli utenti, che coinvolgano tutti gli operatori del servizio e che favoriscano l’individuazione del suo potenziale residuo in relazione all’ambiente di vita. Occorre imparare a definire obiettivi specifici coerenti con le risorse disponibili e a verificarli in maniera oggettiva, misurando effettivamente i risultati ottenuti, senza cadere nell’autoreferenzialità. Occorre usare strumenti e modalità di comunicazione snelli, dinamici, sintetici, facilmente consultabili dagli operatori e facilmente aggiornabili in caso di variazioni. Occorre, in altre parole, fare in modo che la somma dei Piani Individualizzati determini i piani di lavoro di nucleo e non il contrario.

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Il principio di autodeterminazione al trattamento sanitario
04/03/2016

Il corso si propone di sensibilizzare i professionisti in ordine alle problematiche connesse all’assistenza alla persona anziana, con particolare attenzione alla contenzione, trattando la tematica dal punto di vista giuridico, etico e gestionale.

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Se non trovi la soluzione, sei parte del problema! - 2015
20/11/2015

La presa di decisioni è uno dei compiti precipui di ogni responsabile e implica la capacità di riconoscere e identificare il problema, nonché comprendere quale sia la strategia migliore per risolverlo, in autonomia o in gruppo. Le decisioni vanno comunque assunte e comunicate ai collaboratori e la qualità del processo decisionale influenza la qualità delle performance e delle relazioni all’interno di un gruppo. Le figure chiamate a coordinare si relazionano sia con i collaboratori che con i livelli organizzativi superiori. Le negoziazione efficace è uno strumento utile sia per la gestione della relazione top-down e bottom-up che per supportare il processo decisionale.

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Le relazioni con i familiari delle Persone anziane ospiti di strutture residenziali
13/11/2015

La capacità di comunicare in modo efficace e di stabilire una relazione positiva ed emotivamente armonica col paziente e con i familiari è oggi riconosciuta utile in ogni branca della medicina. La relazione fa parte della cura, tant’è che in ambito anglosassone si va affermando un nuovo approccio terapeutico sintetizzato dallo slogan ‘from cure to care’ - dalla cura al prendersi cura. È quindi necessario che tutto il personale socio-sanitario venga appositamente preparato a prendersi cura delle dinamiche relazionali ed emozionali che inevitabilmente emergono nel contatto con la sofferenza dell'altro. La gestione costruttiva della relazione è ancor più necessaria nelle strutture che si occupano di pazienti affetti da malattie croniche. La continuità delle cure necessarie a tali pazienti ed il conseguente frequente incontro con essi e i loro familiari obbliga di fatto il personale sanitario a creare con essi relazioni umane strette; ulteriori relazioni vanno poi instaurate con le molteplici altre figure professionali, sanitarie e non che la natura di tali patologie richiede.

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