Portfolio ECM

Il rimprovero dei collaboratori: stimolare attraverso la critica - 2015-16
27/05/2016

Esercitare la critica o il rimprovero non è semplice: chi ha la responsabilità di coordinare altre persone spesso affronta questo compito con ansia o aggressività o, peggio, lo evita perché teme di peggiorare la situazione, ferire le persone, oppure non ha fiducia che possano generarsi cambiamenti. Queste difficoltà influenzano il modo in cui si rimprovera o si evidenziano le criticità, determinandone spesso l’inefficacia. Saper gestire in maniera adeguata un momento di confronto con i collaboratori, avente l’obiettivo di segnalare potenziali rischi o disagi conclamati, è una competenza importante per chi è chiamato a gestire l’operato di un gruppo di lavoro. La gestione efficace della critica e del rimprovero è uno strumento fondamentale per il miglioramento della qualità del servizio e dell’organizzazione nel suo complesso. Contrariamente a quanto si possa pensare può inoltre rappresentare uno degli strumenti in dotazione ai responsabili di gruppo per migliorare la motivazione del proprio personale.

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Il Coordinatore di Nucleo nelle strutture per Anziani
Dal 16/05/2016 al 20/05/2016

È ormai noto che i principali elementi che caratterizzano il settore dei servizi per gli anziani sono i seguenti: - L’aumento dell’età media e dell’incidenza, per numero e gravità, dei problemi sanitari sul grado di dipendenza della popolazione anziana. - La variazione della struttura sociale e disintegrazione dei rapporti formali ed informali di supporto. - La nascita di nuovi tipi di bisogni relazionali e comportamentali (ad es. demenze, problemi cognitivi, problemi psichiatrici, ecc.). Coesistono con questo scenario alcuni elementi, che stanno assumendo sempre più rilievo: - La limitazione delle risorse a disposizione, ovvero una loro disponibilità inferiore al trend di aumento del bisogno; - La proposta di concetti e parametri come la qualità della vita degli anziani, la qualità del servizio offerto, i diritti del fruitore, la rete dei servizi, l’accreditamento, la carta dei servizi, l’integrazione sociosanitaria. [b]La portata di questi fenomeni è tale da influenzare in modo significativo il ruolo delle Strutture Residenziali e di conseguenza la qualità della vita degli anziani che vi risiedono.[/b]

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La gestione dell’utente che mette in atto comportamenti aggressivi
12/05/2016

Benessere è come sta una persona generalmente in un preciso momento della sua vita e significa sentirsi relativamente calmo, a proprio agio e in pace. Malessere significa essere disimpegnato e sperimentare uno stato di umore prevalentemente negativo.

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Il Progetto Individualizzato nelle strutture per disabili: come tradurlo in pratica?
29/04/2016

I Piani Assistenziali ed Educativi Individuali fanno ormai parte delle prassi organizzative e documentali delle organizzazioni che erogano servizi alla Persona. Il “PAI/PEI” è entrato nel gergo comune degli addetti ai lavori e ha sicuramente favorito una maggiore attenzione ai bisogni del singolo ed un approccio multidimensionale. Tuttavia, il Piano individualizzato non è solo un documento, in cui vengono riportate le decisioni e le attività che si dovrebbero svolgere con la persona; deve costituire il punto di riferimento quotidiano per tutte le figure professionali per ritrovare gli interventi da svolgere sulla Persona, che devono quindi essere concretamente attuati. Eppure, in molti casi, i Piani Individualizzati restano un riferimento “di massima”, magari letti da ogni operatore al momento della stesura ma difficilmente applicati in maniera sistematica ed aggiornati effettivamente al variare dei bisogni della persona. Come fare allora a tradurre realmente in pratica i Piani Individualizzati? Come renderli veri strumenti di lavoro? Occorre, prima di tutto, utilizzare strumenti per la valutazione globale degli utenti, che coinvolgano tutti gli operatori del servizio e che favoriscano l’individuazione del suo potenziale residuo in relazione all’ambiente di vita. Occorre imparare a definire obiettivi specifici coerenti con le risorse disponibili e a verificarli in maniera oggettiva, misurando effettivamente i risultati ottenuti, senza cadere nell’autoreferenzialità. Occorre usare strumenti e modalità di comunicazione snelli, dinamici, sintetici, facilmente consultabili dagli operatori e facilmente aggiornabili in caso di variazioni. Occorre, in altre parole, fare in modo che la somma dei Piani Individualizzati determini i piani di lavoro di nucleo e non il contrario.

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La valutazione e la prevenzione delle cadute nell’Anziano istituzionalizzato
15/04/2016

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